Il museo

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Antonino De Simone, dall’intuizione alla ricerca

Antonino De Simone ( 1931 – 2010) ha dedicato la sua vita alla scoperta delle vie del corallo. Grazie alla sua conoscenza dei mercati internazionali, alla passione per la ricerca, ad una intuizione lungimirante, hanno visto la luce 6 mostre biennali dedicate ad altrettanti itinerari delle Vie del Corallo, presso la sede centrale della Banca di Credito Popolare di Torre del Greco, ed altrettanti cataloghi scientifici, ma la più forte testimonianza tangibile di tale appassionata ricerca è il museo privato Antonino De Simone, che ospita più di 300 gioielli etnici antichi, con corallo pescato e lavorato prevalentemente nei Paesi dell’area del Mediterraneo e poi montato altrove, secondo gli usi locali.

Il museo comprende gioielli etnici provenienti da tutti i Paesi attraversati dalle Vie della Seta, dalle Vie delle Spezie ed anche i monili con corallo, argento e turchese di squisita fattura degli Indiani d’America che abitavano i luoghi attraversati dal Camino real de tierra adentro, gioielli simbolici ed evocativi, preziosi e raffinati monili messi insieme con un criterio ben preciso dal romantico sognatore che si celava dietro l’imprenditore Antonino De Simone, che ha voluto così promuovere la conoscenza della storia del corallo, della sua incredibile diffusione e di Torre del Greco, la sua città a cui era profondamente legato.


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il museo è Visitabile su appuntamento dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.30. Il sabato mattina dalle 9.00 alle 13.00

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Il museo Antonino De Simone con la moglie Maria Luisa a Parigi nel 1977

Il Museo: 300 gioielli testimonianza delle “vie del corallo”

A pochi metri di distanza dal laboratorio, si respira il fascino di luoghi lontanissimi e di tempi perduti. La nascita della collezione deriva da un fortunato incontro del Dott. Antonino De Simone, che nel 2005 dichiarava: “Quando più di trenta anni fa mi trovai a Parigi con mia moglie e vidi in un negozio gioielli etnici con corallo, riconobbi nel particolare taglio di quel corallo una forma che mi riportava indietro nel tempo alla mia infanzia, quando nella ditta paterna il corallo veniva tagliato in quella forma oblunga, destinata solo al mercato nord africano.

In quel momento ebbi una folgorazione e decisi che avrei dedicato parte del mio tempo a raccogliere gioielli etnici da tutto il mondo. Una volta iniziato questo percorso, mi trovai di fronte ad una serie di scoperte che mi appassionarono sempre più, mi resi conto che la “via della seta”, che già duemila anni fa partiva dalla Cina settentrionale, attraversava le steppe dell’Asia centrale e arrivava in Occidente, e la “via delle spezie”, che collegava il profondo sud della penisola arabica con il Mare Nostrum, erano state percorse anche in senso inverso dai mercanti coraggiosi che dal Mediterraneo si spinsero fino all’estremo oriente, utilizzando il nostro corallo rosso come merce di scambio e favorendo così la sua perfetta assimilazione con gli usi locali.

Il museo

La natura stessa di questo lavoro di collezionismo fa sì che questo impegno non abbia un limite di tempo, crescerà ancora raggiungendo tutti i luoghi che il corallo nel suo viaggio millenario ha lambito. Il corallo ha viaggiato e si è spinto molto lontano, intrecciandosi con gli usi locali e diventando protagonista di miti e leggende ed elemento distintivo di popoli, ma qualche volta è anche ritornato in Italia, compiendo un curioso viaggio di andata e ritorno. A volte capita di assistere a veri e propri fenomeni di “corsi e ricorsi commerciali”, come nel caso dell’Ucraina, dove il corallo è stato introdotto da commercianti ebrei polacchi ed è subito divenuto l’ornamento preferito dalle donne ucraine.

Una traccia di quanto sopra detto, si trova nel libro di racconti di J. Roth, “Il mercante di coralli”, dove si narra la storia di un commerciante ebreo, che vendeva i suoi preziosi coralli alle contadine ucraine, ma che fu rovinato dalla concorrenza che iniziò a vendere corallo falso a prezzi molto più bassi rispetto ai suoi. Ebbene, si è verificato un curioso flusso circolare di collane lavorate a Torre del Greco agli inizi del secolo scorso, esportate in Ucraina e ritornate in Campania dopo molti anni.
Quando negli anni ’80 del secolo scorso i giovani ebrei ottennero il permesso di emigrare, ricomprarono tutto il corallo delle contadine ucraine per rivenderlo in Europa Occidentale. Il corallo ha attraversato civiltà e secoli e continua a piacere, perché, come diceva il mercante Nissen Piczenick, alter ego di J. Roth, i coralli li portano tutti, ricchi e poveri, elevano chi sta in basso e adornano chi sta in alto. Si possono portare di mattina, a mezzogiorno, di sera e la notte, (…) quando si lavora e quando si riposa, in tempi lieti e tristi”.

Museo Virtuale

Il Museo Antonino De Simone custodisce numerosissimi oggetti e monili preziosi raccolti in tutto il mondo da Antonino De Simone durante i suoi viaggi. Abbiamo realizzato un piccolo museo virtuale, per condividere alcuni dei pezzi più belli, provenienti da diverse regioni del mondo. Sfoglia le gallery e scopri i meravigliosi manufatti della nostra collezione.

Manifatture europee in corallo

I mille volti preziosi dell’India

Tra steppe e deserti montani di Mongolia e Tibet

Oltre l’Atlantico tra i Nativi d’America

Il corallo nei gioielli del Maghreb

Lungo le Vie delle Spezie, fino in Yemen